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Riccardo Barlaam

Africa di Riccardo Barlaam

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Chi sono

Riccardo Barlaam, 45 anni, giornalista dal 1991, una laurea in Scienze politiche e una scuola di specializzazione in giornalismo alla Luiss nel cassetto. Con la passione, da sempre, per la politica internazionale. Lavora attualmente alla redazione online del Sole 24 Ore.com, dove è tra i responsabili del desk (cura la selezione e la scelta dei contenuti). E si occupa in particolare, per passione, quasi come volontariato, dell’Africa, uno dei posti meno seguiti al mondo dai media internazionali. Prima del Sole 24 Ore è stato in diversi quotidiani. I primi passi della professione li ha mossi come cronista in provincia, alla Libertà, storico giornale locale di Piacenza, ha lavorato per Il Tempo e La Notte. Ha lavorato anche nella prima edizione di Ventiquattro, il magazine mensile del Sole 24 Ore creato da Vittorio Corona. E, prima di passare all’online, è stato caposervizio della redazione di Economia e politica internazionale del Sole 24 Ore (di carta). Suoi articoli sono stati pubblicati da Il Diario, Il Corriere della sera, L’Indipendente, Visto, L’Informazione, Città Nuova, Italians, Laureus. Collabora con Nigrizia, il mensile dei comboniani, dove è stato pubblicato l’articolo Bye Bye Africa che ha vinto il primo premio Baldoni edizione 2008. Assieme a una rete di colleghi africani ha creato AfricaTimesNews, sito di news in tempo reale, in francese e inglese.

16 maggio 2012 - 16:30

L'Africa e il "grande gioco" tra Cina e Usa

Il Congresso americano ha appena approvato una legge bipartisan per rilanciare l’export Usa nel mondo e in Africa in particolare. La legge prevede per i prossimi dieci anni di triplicare le esportazioni di merci americane verso l’Africa. Washington – sulla carta, per ora – cerca di riprendersi da Pechino la posizione di partner privilegiato nei rapporti commerciali con il continente. Due-tre anni fa, la Cina ha superato gli Stati Uniti, divenendo il primo partner commerciale dell’Africa. Ora gli americani ci riprovano.

Prima di arrivare alla nuova legge, si sono svolte diverse missioni commerciali in Africa, guidate da membri del Congresso. I deputati americani, a loro volta, hanno ospitato decine di businessmen africani. Il terreno è stato preparato a dovere, insomma. I settori su cui puntare sono i soliti: energia, agricoltura, infrastrutture, telecomunicazioni e strade. La legge tiene molto in considerazione gli africani della diaspora, emigrati e ormai diventati cittadini americani, che hanno spesso attività economiche sul tipo delle piccole e medie imprese italiane, e che quindi possono fare da testa di ponte per questa nuova ondata di espansionismo economico verso l’Africa, almeno nelle intenzioni del Congresso.

Diverse considerazioni fanno ben sperare i legislatori americani. In molti paesi africani sono migliorate la stabilità politica e anche le condizioni economiche generali, con la nascita di una classe media che ha una capacità di spesa e nuove esigenze di consumo da colmare. Sui consumi nessuno batte gli Usa, patria del consumismo, sia per offerta potenziale di beni che per la qualità dei loro prodotti, ben diversa da quelli a basso costo provenienti dalla Cina.

La partita non è ancora vinta e gli americani sembrano voler rientrare in gioco. D’altronde – l’abbiamo più volte scritto su queste colonne – in tempi di crisi delle economie occidentali l’Africa sembra la terra delle opportunità. Dove tutto deve ancora accadere. Il Sudafrica si conferma il campione delle opportunità africane d’investimento. I principali paesi emergenti – Brasile, Russia, India e Cina (i cosiddetti Bric, acronimo cui va aggiunta la S, se si tiene conto anche del Sudafrica) hanno capito che il continente, con un miliardo di abitanti, è quello che offre le maggiori opportunità al mondo occidentale, che è alle prese con una crisi finanziaria e debiti sovrani senza precedenti.

Secondo le stime del Fondo monetario internazionale, la crescita media del prodotto interno lordo nel 2012 sarà del 5,4%: si passerà dai 1.600 miliardi di dollari del 2008 agli oltre 2.600 del 2020, grazie proprio al dinamismo del Sudafrica e agli investimenti di Brasile, Russia, India e Cina, secondo una recente ricerca della Ernst & Young, leader mondiale nel settore dei servizi professionali di audit, finanza straordinaria, consulenza fiscale, legale e strategica.

In questo processo, la Cina è il paese che di più ha mischiato le carte. Gli investimenti diretti di Pechino nel continente africano sono passati da poco meno di 500 milioni di dollari nel 2002 a quasi 20 miliardi alla fine del 2008. L’Africa ha un ruolo strategico per Pechino: è uno dei pochi luoghi del globo in cui esistono risorse minerarie e giacimenti di idrocarburi in parte conosciuti, in parte inesplorati: ferro in Liberia, petrolio in Angola e nel Golfo di Guinea, rame in Zambia... L’Africa, con milioni di consumatori a basso reddito, centinaia di grandi città da risanare, strade e infrastrutture da realizzare, è anche un immenso mercato per le grandi e piccole imprese cinesi, che possono fornire di tutto: dai vestiti alle moto, dai computer alle fabbriche di cemento. Così, gli scambi commerciali con i paesi africani sono decuplicati dal 2000 a oggi, arrivando a superare lo scorso anno i 100 miliardi di dollari.

Il Grande Gioco, negli ultimi anni, si sta spostando sempre più verso l’Africa. Solo che, in questo caso, non abbiamo l’impero britannico da un lato e la Russia dall’altro, ma una Cina che cresce a ritmi inimmaginabili e l’Occidente. Con gli Stati Uniti che ora cercano di rientrare nel Grande Gioco. Ma non sarà facile. Perché la Cina è il primo paese al mondo ad aver istituito una formula di cooperazione che mette insieme l’esportazione di merci, capitali, tecnologia e lavoro.




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Categorie: Attualità

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7 maggio 2012 - 9:18

Intervista a Prodi, tra Africa e Europa

Il professore sotto il sole di Addis Abeba parla a ruota libera di Africa, Europa e di Monti, di cose da cambiare, di come uscire dalla crisi... Un'altra Italia è possibile. Ecco l'intervista pubblicata ieri sul Sole 24 Ore (clicca per leggere)

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28 aprile 2012 - 15:47

Guerra in Sudan: Salva Kir cerca aiuto diplomatico in Cina

http://www.africa-times-news.com/2012/04/sud-soudan-salva-kiir-en-chine/

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12 aprile 2012 - 13:13

In Congo presi di mira civili e ong nei nuovi combattimenti

Ricevo e volentieri pubblico questo aggiornamento da Medici senza frontiere sulla drammatica situazione nel Kivu, nella Repubblica democratica del Congo. (rb)

Il conflitto armato nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC) si sta intensificando, in questo momento ci sono importanti movimenti di truppe. La popolazione è la prima vittima, ma anche le organizzazioni umanitarie sono diventate un obiettivo. “In Kivu la situazione non si stabilizza, anzi peggiora da alcuni mesi a questa parte”, dichiara Marcela Allheimen, responsabile dei progetti di Medici Senza Frontiere.


Alcune recenti defezioni all’interno dell’esercito nazionale hanno aumentato l’insicurezza e gli scontri militari e hanno provocato una ricomposizione delle differenti forze presenti. “Notiamo una ripresa della violenza. Ma ancora più grave è che colpisca anche i civili e gli operatori umanitari”, aggiunge Marcela Allheimen.

Alimenti, denaro, telefoni cellulari vengono sottratti sempre più spesso per alimentare la logistica militare. Dallo scorso novembre, le équipe di MSF sono state vittime di una quindicina di atti di violenza ai quali si è aggiunto, la settimana scorsa, il saccheggio di una casa di MSF a Baraka, in Sud Kivu, da parte di uomini armati in uniforme.  E il 4 aprile si è verificato un altro grave fatto che ha messo in pericolo l’integrità fisica degli operatori umanitari di MSF. Un infermiere e un logista sono stati infatti rapiti nei dintorni di Nyanzale e sono stati rilasciati poche ore più tardi.  

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Categorie: Africa Centrale

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10 aprile 2012 - 13:53

Grandi banche a caccia di affari. In Africa


In Europa c’è la crisi del debito. L’euro traballa. Le economie dei paesi occidentali annaspano. E le grandi, fameliche, banche internazionali che cosa fanno? Si spostano a sud. Verso l’Africa. In cerca di business. Attratte dagli alti tassi di crescita del continente. Il fenomeno è di tutto rilievo e riguarda numerosi istituzioni finanziarie occidentali.

Due mesi fa, la J.P. Morgan, una delle più grandi banche mondiali, ha cominciato a offrire servizi finanziari in Sudafrica e si sta preparando a entrare, attraverso una banca locale, anche in Nigeria. La banca americana ha pure deciso di aprire filiali in Kenya e Ghana nei primi mesi dell’anno.

Sullo stesso passo anche un altro colosso del credito mondiale, il Crédit Suisse, che a gennaio dello scorso anno ha avviato un programma di espansione in Sudafrica, attraverso una joint venture con la sudafricana Standard Bank. Un accordo che sta consentendo alla banca svizzera di concentrarsi sulla creazione di una più ampia attività di investment banking al servizio del continente.

L’inglese Barclays ha spostato da poco il suo quartier generale della sezione che segue Africa e Oceano Indiano da Dubai a Johannesburg (Sudafrica). La Barclays Africa è presente in Botswana, Egitto, Ghana, Kenya, Maurizio, Seicelle, Tanzania, Uganda, Zambia e Zimbabwe. Ha più di 4 milioni di clienti e 22mila impiegati, tra diretti e nelle banche controllate, secondo le ultime statistiche aziendali. A capo di questo “esercito” di bancari è stata appena nominata una donna, Maria Ramos, che era l’amministratore delegato dell’Absa Group, la banca sussidiaria controllata dal gruppo londinese in Sudafrica. A lei, come ha detto poco dopo la nomina l’amministratore delegato della Barclays, Bob Diamond, il compito di far crescere ancora le attività nel continente.

Insomma, banche americane, svizzere, inglesi e… cinesi a caccia grossa di affari. Per entrare in questo mercato, lo scorso novembre la Industrial and Commercial Bank of China (Icbc) ha aperto il suo primo ufficio di rappresentanza a Città del Capo (Sudafrica). Nel 2007, la Icbc aveva acquistato il 20% delle azioni della Standard Bank a caro prezzo: 5,5 miliardi di dollari. Ma, evidentemente, la torta africana è davvero ricca di opportunità. E pur di averne una fetta, i cinesi, pieni di liquidità grazie all’export delle loro merci a basso costo che hanno invaso il mondo, sono disposti a investire, a scommetterci su.

In tempi in cui le economie occidentali ristagnano, le banche d’affari si concentrano dove c’è un potenziale di crescita. E il continente, con più di un miliardo di persone e ancora in via di sviluppo, di opportunità ne ha da vendere. Le stime del Fondo monetario internazionale parlano chiaro: nel 2012 i paesi dell’Africa subsahariana avranno una crescita economica media del 5,4%, contro una crescita del Pil di appena l’1,3% in Europa e del 2,6% negli Stati Uniti.

«Le pratiche di buon governo e le politiche economiche, assieme alla stabilità in un numero significativo di paesi africani, hanno contribuito a migliorare significativamente le performance economiche del continente», ha spiegato al Financial Times John Coulter, il responsabile della divisione africana della J.P. Morgan. «Per questo, l’Africa è presa sempre più in considerazione negli ultimi tempi per investire e per fare business ». Coulter paragona la situazione africana attuale a quella del Brasile di 5 o 6 anni fa: «Le opportunità che noi vediamo in Africa sono reali. Se investiamo ora, ci ripagheremo gli sforzi in 5, 10 o forse 20 anni. Ma noi crediamo che sia ora il momento di puntare su questi mercati». Già adesso, secondo le stime della J.P. Morgan, 35 dei suoi migliori 100 clienti globali operano in Africa.

Crédit Suisse scommette sull’aumento degli scambi commerciali. Scambi da far crescere, uniformando le regole doganali, migliorando le infrastrutture, eliminando i dazi, di cui parla anche un recente rapporto della Banca mondiale. «I nostri clienti – ha raccontato al Financial Times Leo Reif, capo del Crédit Suisse in Sudafrica – quando parlano di mercati emergenti chiedono di aumentare la loro presenza in Asia e Africa. Se come banca non sei capace di offrire dei servizi in Africa, loro si rivolgono a un’altra banca».

L’Africa non sarà percepita ancora per molto come il vagone più lento dell’economia mondiale.




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Categorie: Economia

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1 aprile 2012 - 19:26

A Timbuctu sventola la bandiera dei Tuareg

I ribelli tuareg hanno issato la loro bandiera a Timbuctu, la città del Mali conquistata oggi dalle forze del Movimento nazionale per la liberazione dell'Awazad (Mnla). Bandiera tuaregLo hanno reso noto alla Reuters un deputato locale e un residente. «Sono arrivati in città e hanno piantato il loro vessillo», ha detto El Hadj Baba Haidara, membro del Parlamento di Timbuctu, mentre un locale ha riferito che i ribelli Mnla hanno issato la loro bandiera sull'ufficio del governatore. I Tuareg avanzano nel Nord del Mali nell'area di Azawad, che abbraccia la regione di Timbuctu, Kidal e Gao, e che considerano la propria terra. La sovranità del governo di Bamako viene bollata come una «occupazione illegale».
Secondo i dati raccolti da analisti arabi, la popolazione Tuareg conta tra i due e i tre milioni di persone. Notoriamente nomadi, con tradizioni pastorali, vivono in una larga fetta di territorio che comprende il Sahara e il Sahel, e che si estende tra Libia, nord Niger, sud dell'Algeria, fino al Burkina Faso.

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Categorie: Africa Ovest

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22 marzo 2012 - 13:16

Golpe militare in Mali. Destituito il presidente Tourè

Amadou Toumani Tourè, presidente del Mali dal 2002, «sta bene» ed è in un «luogo sicuro». Lo ha detto all'agenzia di stampa Xinhua una fonte vicina a Tourè dopo che i militari hanno preso il potere, sospeso la Costituzione, sciolto le istituzioni e imposto il coprifuoco. Non è chiaro, tuttavia, se Tourè si trovi ancora nel Paese.

I militari golpisti del Mali hanno annunciato la chiusura dei confini, terrestri e aerei, del Paese. Nel comunicato odierno, il 'Comitato nazionale per il recupero della democrazia e il risanamento dello stato' chiede anche ai soldati di non sparare più in aria. Nella nota, il portavoce dei militari, il tenente Amadou Konare, esorta i soldati che non si sono ancora uniti al Comitato a farlo immediatamente. I militari chiedono inoltre alle direzioni dei vari ministeri di Bamako di garantire la gestione degli affari correnti fino alla creazione di un nuovo governo. Il tenente Konar‚ ha giustificato il golpe anche con la «mancanza di materiale adeguato per la difesa del territorio nazionale» a disposizione dell'esercito per lottare contro la ribellione e i gruppi armati nel nord, e con «l'incapacità del potere a lottare contro il terrorismo». La giunta militare ha «preso l'impegno solenne di restituire il potere» ai civili e di creare un governo di unità nazionale.

Le strade, nel centro di Bamako sono quasi deserte, esclusi sporadici passaggi di veicoli militari». È la testimonianza di Thimotè Diallo, curato della cattedrale di Bamako, la capitale del Mali, raccolta questa mattina dall'agenzia Misna, dopo il golpe militare nel Paese. «I militari hanno annunciato di aver preso il potere e di aver dissolto le istituzioni. In un comunicato trasmesso a tarda notte dalla Tv e dalla Radio nazionali hanno decretato il coprifuoco e annunciato la creazione di un 'Comitato nazionale per il ripristino della democrazia e la restaurazione dello Statò guidato dal capitano Amadou Sanogo», riferisce ancora il religioso.
Dalla Cattedrale, in pieno centro di Bamako, «si sentono colpi d'arma da fuoco con cadenza regolare» osserva il curato, secondo cui, oltre ai palazzi delle istituzioni, i militari avrebbero preso il controllo dell'aeroporto internazionale. Alte colonne di fumo si levano da diversi edifici della città e in particolare al palazzo presidenziale nel quale non si troverebbe però il presidente Amani Tourè «condotto in un luogo sicuro» secondo le informazioni dei media nazionali.
«Controlliamo il palazzo presidenziale» ha dichiarato in diretta televisiva il capitano Sonogo apparso sugli schermi assieme a un gruppo di militari in divisa, giustificando il colpo di Stato «con l'incapacità del regime nel fare fronte alla ribellione nel Nord». Il capitano ha assicurando sulle intenzioni dei golpisti di «restaurare il potere» creando un «governo di unione nazionale» mentre un portavoce della giunta ha annunciato l'arresto di diverse personalità del vecchio governo, tra i quali il ministro degli Esteri Someylou Boubeyè Maiga e dell'Amministrazione territoriale Kafougouna Konè.
Il colpo di Stato - spiega Misna - si verifica in un clima di insoddisfazione crescente da parte dei militari per la mancanza di mezzi e munizioni con cui l'esercito è chiamato a confrontarsi alla ribellione tuareg in corso nelle regioni settentrionali da metà gennaio. È in quest'atmosfera di incertezza che il paese si avviava verso le elezioni presidenziali previste il prossimo 29 aprile.

«Profonda preoccupazione» arriva dall'Unione africana per la situazione in Mali, dove i militari hanno preso il potere, sospeso la Costituzione, sciolto le istituzioni e imposto il coprifuoco.
In un comunicato il presidente della Commissione dell'Unione Africana, Jean Ping, si dice «profondamente preoccupato per le riprovevoli azioni commesse da alcuni elementi dell'Esercito del Mali». Ping condanna inoltre «ogni tentativo di prendere il potere con la forza».

La Comunità economica dei Paesi dell'Africa occidentale (Ecowas) condanna le azioni «incaute» e «riprovevoli» dei militari golpisti del Mali, che hanno preso il potere, sospeso la Costituzione, sciolto le istituzioni e imposto il coprifuoco. «Ecowas condanna con forza le azioni incaute degli ammutinati e avverte che non tollererà il ricorso alla violenza», si legge in una nota dell'Ecowas.

L'organizzazione scrive di aver seguito gli eventi delle ultime ore a Bamako con «costernazione e crescente preoccupazione». «La Commissione - si legge - vuole ricordare ai militari le loro responsabilitá in base alla Costituzione e ribadire la politica di 'tolleranza zerò dell'Ecowas riguardo ogni tentativo di ottenere o mantenere il potere con mezzi incostituzionali».

 

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Categorie: Africa Ovest

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29 febbraio 2012 - 22:00

Più di 450 elefanti uccisi in Cameroun

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Categorie: Africa Ovest

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22 febbraio 2012 - 14:55

Elezioni Senegal, Youssou Ndour ferito a una gamba

Sale la tensione in Senegal in vista delle elezioni presidenziali di domenica e cresce l'opposizione al presidente Abdoulaye Wade che cerca un terzo mandato giudicato illegale dai suoi avversari. Nel corso di una manifestazione non autorizzata a Dakar, Youssou Ndour, il più famoso musicista africano ed esponente dell'opposizione senegalese, é rimasto ferito a una gamba. Lo ha reso noto il portavoce del suo movimento, Fekke ma ci boole (io sono coinvolto), aggiungendo che Ndour è stato visitato da un medico e non vuole commentare la vicenda. L'artista, vincitore di molti premi Grammy, é stato colpito durante la carica della polizia che ha disperso i manifestanti in piazza dell'Indipendenza nel centro della capitale.

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Categorie: Africa Ovest

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20 febbraio 2012 - 12:31

In Sudafrica il dramma dei bambini che nascono alcolizzati

http://video.ilsole24ore.com/SoleOnLine5/Video/Notizie/Medio%20Oriente%20e%20Africa/2012/sudafrica-dramma-bambini/sudafrica-dramma-bambini.php

 

 

 

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Categorie: Africa del Sud

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