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Angola, l’ex banchiere centrale e quei 500 milioni spariti

Ai tempi d’oro di José Eduardo dos Santos, presidente eterno dell’Angola per 38 anni, dal 1979 fino al settembre 2017, una camera d’albergo a Luanda costava più che a New York: 400 dollari a notte favoleggiavano le cronache dei giornalisti che arrivavano nella capitale catapultata dalla guerra civile nel club delle potenze petrolifere. Dos Santos ha dato stabilità al Paese ma ha anche creato, attorno a sé, un potere enorme e tanta corruzione. Sua figlia Isabel dos Santos è la donna più ricca d’Africa con un patrimonio di 3,5 miliardi e una ragnatela di affari nelle banche che controlla in Angola e Portogallo e in numerose società quotate europee. Il nuovo presidente João Lourenço ha azzerato il clan dos Santos. Isabel non è più a capo della società petrolifera statale Sonangol. E i giudici angolani ora incriminano per frode l’ex governatore della banca centrale dell’Angola, Valter Felipe da Silva. L’accusa: aver spostato 500 milioni di dollari del governo angolano in un conto bancario nel Regno Unito. Trasferimento di fondi avvenuto negli ultimi giorni di dos Santos presidente.