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Il fondo sovrano della Libia rivuole indietro i soldi della corruzione dell’era Gheddafi

“Ciao cara, ti ricordi di me? Sono Youssef da Londra, Appena arrivato a Dubai. Sei disponibile stanotte con un’amica?”. L’sms inviato a Michelle, escort di lusso, arrivava dallo smartphone di Youssef Kabbaj, ex manager esecutivo di Goldman Sachs. Finito sotto processo a Londra – l’sms è tra gli atti processuali – per i suoi metodi poco ortodossi: spese gonfiate, viaggi e suite di lusso per giustificare i compensi della sua consulenza. In nota spese Kabbaj dopo la trasferta negli Emirati, aveva riportato la cifra di 600 dollari sotto la voce «spese extra». Spese extra che la banca d’affari ha poi rigirato al suo cliente, la Libyan investment authority (Lia). Il ricchissimo fondo sovrano libico, con 60 miliardi di dollari di asset dagli introiti del petrolio, ora ha intentato due cause civili a Londra per chiedere il risarcimento per le tangenti che sarebbero passate sotto le consulenze milionarie e le note spese gonfiate.

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