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A proposito del burkini

Non credo di poter essere tacciato di razzismo o di atteggiamento di superiorità culturale verso persone di altre religioni o nazioni. Il diverso non mi fa paura. Non mi ha mai fatto paura. L’altro è un arricchimento proprio in quanto diverso da me. burkiniAnche per questo da anni, in felice solitudine mediatica, mi occupo di Africa e di posti che interessano a pochi. Ho diversi amici musulmani che stimo, persone profonde e luminose. Questa la premessa per dire che però sulla questione del cosiddetto burkini, cioè quel vestito finto-moderno, vagamente colorato a tinte estive alla moda, che le donne musulmane indossano (o meglio, sono nella maggior parte dei casi costrette a indossare)  per andare al mare d’estate mi sono fatto un’idea un po’ diversa da quella del “politicamente corretto”. Certo, condanno le auto bruciate ai musulmani in Corsica, ma comprendo fino in fondo il disagio dei Corsi nel vedersi donne vestite di nero sulle loro belle spiagge, così come comprendo l’ordinanza del sindaco di Cannes che ha vietato l’accesso alle spiagge alle donne in burkini e lo condivido – Cannes è a 20 km da Nizza, ricordiamolo, dove poco più di un mese fa un pazzo criminale islamista ha ucciso con un camion 85 persone che stavano guardando i fuochi d’artificio in una sera d’estate.

Sono contro il burkini e contro il velo imposto. Provo a spiegarmi meglio. A partire da una piccola esperienza diretta. Sono stato in vacanza un paio di settimane in Francia con la famiglia. Eravamo in un residence con una piccola piscina, in una città di mare della Costa Azzurra. Con noi c’erano decine di famiglie, italiane e francesi. Si stava accanto alla piscina, stesi sugli asciugamani a prendere il sole tutto il giorno, ogni tanto ci si bagnava per prendere refrigerio. Bambini che giocano con la palla, odore di crema solare, cose così. C’era anche una famiglia francese musulmana in quel residence.Una famiglia un po’ particolare. Il marito, con la piccola figlia di pochi anni veniva ogni giorno in piscina in costume, come tutti. La moglie, più giovane di lui, indossava il burkini quando usciva di casa per salire in auto. Ma non veniva mai in piscina con lui. La piscina e il mare, li vedeva dal terrazzo, ovviamente coperta dal suo feretro, pur se di cotone colorato. Tutto questo mentre il marito a pancia all’aria con gli occhiali da sole e un sorriso aperto a 36 denti ogni mattina cercava di fare “lo splendido” con le adolescenti “occidentali”, in bikini, che stavano a prendere il sole in piscina. L’atteggiamento di quest’uomo era davvero odioso. Ci provava con tutte. Nonostante fosse sposato. E nonostante – cosa più grave – avesse una donna nel terrazzo di fronte coperta dalla testa ai piedi che “per motivi religiosi” lo guardava di sottecchi da lontano, lo sentiva scherzare e ridere tutti i giorni con le ragazze e la sera quando il “suo uomo” tornava a casa di sicuro si sforzava di fargli il migliore sorriso del mondo. Quella donna reclusa nel suo talamo famigliare, la vedevo ogni tanto alla sera che accarezzava la sua bambina seduta in terrazzo, da sola, sotto il suo velo. Provavo a immaginare il suo stato d’animo.

Ebbene, ci sono voluti secoli nella nostra società occidentale per affermare il principio della laicità dello Stato. Nel Medio Evo se poco poco uscivi dal coro finivi tra gli eretici, costretto a vivere isolato nelle valli montane come i ladini, o nel peggiore dei casi finivi sul rogo come Giovanna d’Arco. Essere riusciti a stabilire che lo Stato è una cosa e la Religione un’altra e che quest’ultima, qualunque religione essa sia, non ha il primato sullo Stato, è stata una conquista enorme. Adesso non venitemi a parlare di diritti civili calpestati in Corsica o a Cannes. Io, a proposito di burkini e di velo – a meno che questo non venga da una scelta libera e consapevole della donna, tutta da dimostrare – leggo solo una regressione della donna che viene sottomessa all’uomo e a un modello culturale medievale. Sì proprio così: medievale. L’islamizzazione della nostra società è già in atto. Ma non ce ne stiamo accorgendo. Non si tratta di difendere l’identità cristiana dell’Europa, non è questo il punto. Ma piuttosto è difendere la laicità dello stato. Il principio della Libera Chiesa in Libero Stato che è alla base di tutti i modelli di Stati costituzionali liberali occidentali. La netta separazione tra sfera politica e sfera religiosa che ha generato – non dimentichiamolo – il principio di libertà di religione e di culto da noi, in Occidente. In quell’Occidente che per quelli di Boko Haram è il posto da bandire, il posto dove nasce “il peccato”, da vietare. Per questo, mille e mille volte, preferisco il topless delle francesi che sa di autodeterminazione, di “il corpo è mio e me lo gestisco io”, che il burkini che sa di sottomissione e oscurantismo. Vive la France

  • chiara |

    Ciao Riccardo, leggo ora, per caso. Non è vietando il burkini che si promuovono i diritti delle donne: così le obblighi banalmente a non uscire di casa. Un saluto da Berlino

  • Daniela |

    Il vero problema sono i muri mentali costruiti col cemento del senso di colpa che da sempre fa parte e si esprime nella cultura occidentale. Lungi dal disconoscere i torti enormi dell’Occidente, ritengo opportuno non “gettare il bambino con l’acqua sporca” e salvare, anzi essere molto fieri delle libertà a caro prezzo conquistate dalla nostra e dalle generazioni che ci hanno preceduto: il diritto alla laicità in primis, ad esprimere l’ateismo pur avendo il Vaticano alle calcagna, le lotte femministe, i diritti civili, i matrimoni gay che cominciano adesso ad essere legalizzati…ma vogliamo davvero gettare tutto alle ortiche? Come non riconoscere – e mi rivolgo alla sinistra – nella religione musulmana valori chiaramente di destra? Basti pensare alla mancata separazione del potere politico da quello religioso, che per noi è quasi preistoria…e poi tutto il resto. Relativismo culturale e diritti civili sono figli della stessa matrice ideologica, ma sono inconciliabili.
    E’ una scomoda verità, ma tanto vale prenderne atto. Se possiamo esprimerci liberamente e discutere, è perché molti prima di noi hanno pagato col sangue. Se possediamo un forte spirito critico, possiamo ringraziare padri, madri e insegnanti che ci hanno educato a non dare mai niente per scontato e a pensare con la nostra testa. Che poi questa possa non definirsi libertà, è un’altra questione: ma possiamo essere certi che in molti vorrebbero averla, anche se noi la disprezziamo. E in questo disprezzo sta il pericolo di una nuova dittatura quanto meno ideologica, della quale travisiamo i segnali invece di coglierli.

  • lucrezia |

    Condivido totalmente.
    Veli, e burkini, non sono compatibili con i valori occidentali di libertà, di uomini e donne, che alla pari, si presentano a viso aperto, sostengono gli sguardi, si salutano dandosi la mano.
    Ogni volta che ho chiesto ad un musulmano di spiegarmi perché il velo, mi è stato risposto che una donna per bene deve essere riservata, non attirare sguardi. Quindi l’uomo decide cosa la donna deve essere. Qui in Europa decidiamo noi donna cosa fare di noi stesse.
    Meglio metterlo in chiaro, adesso e subito, che sia chiaro alle bambine, e ai loro fratelli, che crescano avendo ben chiaro che per noi alcuni loro valori sono un disvalore.

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