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Libia, anche italiani tra i trafficanti d’armi

Ci sono anche «italiani», insieme a egiziani e libici, nel traffico di armi in Libia su cui ha indagato una commissione di esperti per conto delle Nazioni Unite. Nel rapporto presentato al Consiglio di sicurezza, gli esperti riferiscono di «una rete complessa che riguarda egiziani, libici e italiani» per quanto riguarda forniture di armi all’esercito libico e ai suoi alleati di Zintan. Di fatto nel documento gli esperti fanno solo il nome di Franco Giorgi,  72 anni, ascolano, «trattenuto in Libia» dal 2015. Nella ricostruzione dei fatti, gli esperti affermano che Giorgi sarebbe stato «il principale mediatore» di una transazione da 28,5 milioni di dollari con «individui di Zintan», per cui è stato condannato nel Regno Unito il libico Abdurraouf Eshati. «Giorgi aveva ricevuto una prima rata dai suoi clienti libici per i trasferimenti – si legge nel documento – tuttavia sembra che i soldi gli siano stati rubati in Italia e lui è tornato in Libia nel marzo 2015, probabilmente per discutere la questione con i suoi clienti. Da allora è trattenuto in Libia».