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L’Eritrea e quella pizza divisa in quattro

Ricevo e volentieri pubblico questo intervento di Paolo Castellani, presidente dell’Accademia geografica mondiale, relativo a un mio articolo di qualche giorno fa che potete leggere qui, sull’Eritrea.

di Paolo Castellani*

“Ho letto il suo articolo sul Sole 24 ore sui motivi dell’esodo dall’Eritrea e conoscendo molto bene la nazione, mi permetto di scriverle non tanto per criticare ciò che sostiene, ma per portarle il mio contributo e le mie impressioni, che sono un po’ diverse dalle sue.

Io sono stato in Eritrea l’ultima volta a cavallo tra il 2013 e il 2014, cioè in tempi recenti e già durante l’esodo verso l’Europa.

La domanda che mi sono posto mille volte mentre ero in Eritrea era: “Perchè?” “Perché queste persone che vivono in un paese tranquillo dove il tenore di vita è modestissimo, ma non poi così basso, scappano per un viaggio rischiosissimo e costosissimo e vengono in Italia a fare i profughi con prospettive modeste (a coloro i quali va bene troveranno un posto come raccoglitore stagionale di pomodori)”.

Io conosco l’Eritrea come una nazione oppressa dalla dittatura; dove bisogna segnalare ogni spostamento; dove occorrono permessi speciali per andare in qualsiasi zona; dove non si possono visitare i monasteri; dove la gente (mi dicono) può essere chiamata alle armi all’improvviso e credo che queste siano le vere ragioni per cui chi può scappa…

Ma l’impressione che ho avuto io è che ci sia più burocrazia che non mancanza di libertà.

E poi nessuno mi dica che scappano dalla povertà e dalla fame!

Perché pur essendo l’Eritrea un paese povero, non c’è da nessuna parte una povertà estrema e nessuno muore o patisce la fame.

E’ vero che ad Asmara non c’è corrente elettrica e a Massawa (dove c’è) viene tolta senza preavviso e ridata chissà quando (ma i black out in genere durano qualche ora, non giorni).

Però i mercati sono pieni di merci e di gente. I caffè di Asmara sono molto frequentati, così come a Keren, e le persone non si limitano ad ordinare un bicchiere d’acqua come avevo sentito dire in Italia. Addirittura i ristoranti sono pieni (e non di turisti che non ci sono) di gente del posto. Il sabato sera ho trovato decine e decine di giovani (ma anche amiche da sole) che escono per andare a mangiare la pizza (anche se in genere ordinano un’unica pizza da dividere in quattro, ma comunque escono e spendono).

No, non scappano per fame o per povertà. Il popolo eritreo ha una vita dignitosa e molto tranquilla, anche se, come correttamente spiega lei, provengono da una lunghissima guerra sanguinosa e che ha prosciugato le casse dello stato.

Infine vorrei precisare un altro luogo comune che leggo spesso, cioè che l’Eritrea ha un mare bellissimo, solo perché è il Mar Rosso.

In realtà, pur avendo un bel potenziale turistico visto con gli occhi degli italiani (che si muovono quasi esclusivamente per andare al mare, possibilmente in un villaggio turistico con cucina italiana!), il mare lungo la costa del Mar Rosso è tutt’altro che eccezionale (niente a che vedere con i fondali egiziani, o con le splendide coste sull’Oceano Indiano di Kenya e Mozambico) e le “eccezionali” Isole Dahlak sono piuttosto squallide, come a Dissei, ricoperta da un villaggio turistico semiabbandonato costruito ovviamente da un Italiano (italo-eritreo) Giovanni Primo, o l’Isola di Madote è un semplice banco di sabbia sul quale puoi resistere al massimo 2 ore.

Io credo che il male più grave di tutto il mondo siano le dittature e la mancanza di libertà, che ovviamente si ripercuotono anche sulla situazione economica.

Ma conoscendo l’Eritrea credo che la più grande colpa dell’esodo l’abbiano le televisioni, che tutto falsano ed ingigantiscono e che in questi paesi hanno un effetto deleterio, mostrando un occidente e in particolare l’Europa come un posto idilliaco dove tutti sono ricchi, dove non esistono problemi, dove c’è lavoro ben pagato per tutti, dove la libertà è “come dovrebbe essere” e per tutti questi motivi vale sicuramente la pena di fuggire, impegnando tutti i soldi che uno può racimolare e che permetterebbero di condurre una vita dignitosa nel proprio ambiente.

Sono nel cuore di queste persone (di quelle più fortunate che riescono ad arrivare alla meta), che dopo un viaggio allucinante, si trovano a dover affrontare la grande delusione ITALIA”.

* Presidente dell’Accademia Geografica Mondiale, Geologo e Geografo