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Sudan sull’orlo della guerra civile per i soldi del petrolio

C’è ancora il fumo che sale dalle capanne distrutte nei combattimenti e le uniche persone che si incontrano nella città di Abyei sono soldati e gente che saccheggia. Nei giorni scorsi, sono ripresi nella regione i peggiori scontri degli ultimi anni tra l’esercito sudanese e i miliziani del Movimento popolare di liberazione del Sudan (Splm), che hanno portato devastazione nella città di Abyei, che conta 30mila abitanti.

Abyei si trova a nord della contestata linea di frontiera tra nord e sud del Sudan ed è al centro di uno scontro tra governo centrale di Khartoum e le autorità del Sud Sudan per la spartizione dei proventi del greggio, dopo l’accordo di pace del 2005 che ha posto fine a oltre 20 anni di guerra civile. La collocazione amministrativa della città sarà decisa nel 2011 con il referendum popolare previsto dall’accordo di pace.
Gli scontri sono ripresi due settimane fa e mettono a rischio la pace. I giornalisti che hanno visitato la città, scortati dalle Nazioni Unite, hanno trovato una città fantasma dove la devastazione è totale.
«Siamo sull’orlo della ripresa della guerra civile»: ha dichiarato a Khartoum il generale Pagan Amun, segretario generale del Splm (Movimento di Liberazione popolare del Sudan), il partito al potere nel Sud del Paese. Ne dà notizia Radio Nairobi.
Amun in particolare fa riferimento ai continui combattimenti che avvengono nella regione dell’Abyei, al centro del Sudan, molto ricca di petrolio e contesa tra Nord e Sud: uno dei non pochi ‘buchi nerì lasciati irrisolti dall’accordo di pace firmato a Nairobi nel gennaio del 2005, che mise fine a 21 anni di guerra civile, che causarono più di due milioni di morti.
Nell’Abyei, in particolare intorno all’omonimo capoluogo regionale, le battaglie sono state violente e frontali tra truppe di Khartoum (che lamentano almeno una ventina di morti) e quelle dell’Spla, il braccio armato dell’Splm, che non si sa quanti uomini abbia perduto. Sono migliaia i civili in fuga.
Il generale, inoltre, richiama il governo centrale a rispettare le intese secondo le quali le sue truppe non dovrebbero essere presenti al di fuori del territori del Nord.
Intese peraltro previste dalla pace, ma mai divenute operative.
Il Sud, in base agli accordi, ha una presenza non marginale nel governo, ma di certo minoritaria, mentre governa la parte meridionale del Sudan, di fatto autonoma.
In generale, comunque, i segnali di guerra si moltiplicano.
Molti osservatori hanno notato che Nord e Sud Sudan, malgrado l’embargo internazionale, si stiano fortemente riarmando attraverso triangolazioni con Paesi amici, e molti sono i possibili detonatori, a cominciare da Darfur e Abyei. Intanto la situazione economica e sociale del Paese, sia a Sud che a Nord, diviene sempre più drammatica.

Torture e arresti arbitrari contro decine di persone in stato di fermo sarebbero stati commessi dalle forze di sicurezza sudanesi dopo l’attacco dei ribelli a Karthoum di un paio di settimane fa. La denuncia, riferisce l’agenzia Misna, rivolta al governo,viene da esponenti politici sud-sudanesi, attivisti dei gruppi per i diritti umani e altri movimenti politici. Il governo sudanese ha respinto le accuse, definendole "stupidaggini" e "assolutamente false".